by MyFashionManager Team
Analisi strategica di MyFashionManager.com
Il primo trimestre del 2025 ha confermato che la “normalità” globale a cui eravamo tornati dopo la pandemia è solo apparente. In un contesto sempre più frammentato, multipolare e regolamentato, le aziende della moda e del lusso si trovano ora a fronteggiare un nuovo fronte: l’acuirsi delle tensioni commerciali tra le principali aree economiche del mondo, accompagnato da un ritorno aggressivo dei dazi doganali.
Le implicazioni non sono solo macroeconomiche: si traducono in cambiamenti strutturali nelle supply chain, nuove priorità strategiche e una trasformazione profonda delle competenze richieste all’interno delle organizzazioni.
Nel corso del Q1 2025, tre eventi chiave hanno acceso i riflettori su un nuovo protezionismo che impatta direttamente il settore moda e lusso:
Gli Stati Uniti hanno alzato i dazi su oltre 18 miliardi di dollari di beni importati dalla Cina, colpendo in particolare:
tessuti (+25%)
componentistica fashion-tech come chip per dispositivi wearable (+35%)
borse e accessori in pelle (+15%)
La Commissione Europea sta valutando dazi compensativi verso paesi che violano i principi di concorrenza leale su:
trattamento ambientale delle manifatture
sussidi pubblici non dichiarati
Target principali: India, Vietnam e Cina
Aumento delle tariffe fino al 30% su prodotti europei di alta gamma, come:
orologeria svizzera
pelletteria francese
spirits italiani (inclusi vini e liquori usati in packaging moda/eventi)
I nuovi dazi non sono solo una questione di costi diretti. Impongono una ridefinizione profonda delle strategie operative e produttive.
Il 64% dei brand analizzati da McKinsey nel Fashion Index 2024 aveva almeno un punto della catena del valore in Asia. Ora molte aziende stanno considerando un nearshoring verso Europa dell’Est, Turchia e Nord Africa.
In Italia, ad esempio, il distretto moda di Prato ha registrato nel Q1 un aumento del 17% di richieste da parte di brand europei alla ricerca di fornitori più vicini.
Il costo medio unitario per una T-shirt basic prodotta in Asia è aumentato del 12–20% a causa delle nuove tariffe e dell’aumento dei costi di trasporto e compliance.
I brand con filiere complesse (es. borse in pelle con zip tech, accessori metallici e lavorazioni artigianali) vedono rischi sui margini superiori al 30% se non ristrutturano le operations.
I brand che hanno già implementato catene del valore tracciabili, trasparenti e certificate stanno reagendo meglio. L’accesso a fondi pubblici, sgravi fiscali e accordi bilaterali di “trusted trade” li sta favorendo.
Le aziende che producono in Paesi con basso rating ESG potrebbero essere escluse da alcuni mercati (es. nuove normative tedesche ed europee sul “due diligence act”).
Una delle conseguenze più sottovalutate di questi cambiamenti è l’impatto sulla struttura professionale delle aziende moda e lusso.
Esperti in relazioni internazionali e compliance doganale, per gestire trattative, deroghe, e scenari tariffari dinamici.
Manager industriali con skill strategici, capaci di riorganizzare la supply chain in ottica flessibile e multimercato.
Data analyst per monitorare costi, rischi e performance della filiera.
Esperti in sostenibilità e certificazione per affrontare audit, norme ESG e richieste dei clienti istituzionali.
In questo scenario a bassa prevedibilità, l’unica risposta efficace è una leadership industriale informata, agile e connessa.
Noi di MyFashionManager.com lavoriamo ogni giorno con aziende e professionisti della moda per:
Mappare e attrarre i talenti giusti: professionisti già formati o formabili, con esperienza internazionale, visione operativa e flessibilità mentale.
Supportare le aziende nella fase di transizione: dalla revisione dei team acquisti alla selezione di export manager, project manager industriali, fino a temporary manager specializzati in riorganizzazione produttiva.
Valutare l’esposizione attuale alle aree tariffarie ad alto rischio
Rivedere la mappa della supply chain: dove si produce, cosa si può spostare, quali fornitori rinegoziare
Investire in persone con competenze cross-funzionali e visione geopolitica
Adottare strumenti digitali per tracciare e ottimizzare processi, margini e compliance
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