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Da dirigente d’azienda a libero professionista

Intraprendere un nuovo percorso professionale è già di per sé un cambiamento importante nella vita di una persona. Se poi, invece di passare da un’azienda ad un’altra, si cambia totalmente approccio e modalità lavorativa, il salto è ancora più grande e più difficile da gestire e metabolizzare.
Nel 2017 mi sono ritrovata senza lavoro, licenziata da una posizione dirigenziale da un giorno all’altro. Mentre tornavo a casa guidando l’auto aziendale che avrei dovuto restituire il giorno successivo, pensavo non solo all’impatto della notizia appena ricevuta sulla mia vita e sul mio conto in banca, ma anche alla gestione della quotidianità senza avere - ad esempio - un’auto per andare a fare la spesa.
La decisione di intraprendere il percorso di consulente freelance dopo 16 anni di lavoro dipendente la ho maturata quando, dopo un paio di settimane dal licenziamento, mi è capitata l’opportunità di assistere un’azienda che desiderava sviluppare il proprio business nei mercati esteri.
Il passaggio mentale da uno stipendio fisso accreditato mensilmente in banca ad un contratto di 6 mesi dopo il quale ci sarebbe stata una grande incognita è stato piuttosto impegnativo.
Oltre al cambiamento in sé, mi si sono presentati diversi dubbi relativi alla parte operativa. Ad esempio, in fase di negoziazione del compenso con il mio primo cliente, non avevo un’idea chiara dell’impatto fiscale sul fatturato e dell’effettiva entità delle spese aggiuntive che avrei dovuto sostenere come freelance rispetto a dirigente d’azienda.
Alcuni tra i miei dubbi erano:
  • Mi conviene aprire una società oppure una partita IVA?
  • il compenso lordo fatturato tramite società o partita IVA a quale lordo da lavoratore dipendente corrisponde?
  • Di quali spese devo tenere conto che fino ad oggi erano coperte dall’azienda? (es auto e relativa manutenzione e carburante, laptop, telefono, assicurazioni, pensione integrativa, …)
  • Quanto costa un’assicurazione sanitaria equivalente a quella che ho da dipendente/dirigente?
  • È più conveniente acquistare un’auto o prenderla in leasing?
  • Dovrò acquistare strumenti di lavoro quali laptop e stampante. Per poterli detrarre - o dedurre? - dall’imponibile, devo aprire la partita IVA prima di acquistarli oppure si può fare successivamente?
Con questi ed altri dubbi in testa, mi sono rivolta ad un commercialista, che ha ovviamente risposto alle mie domande, facilitando il mio processo decisionale; resta il fatto che alcune scelte sono soggettive e totalmente a discrezione del professionista e comportano la necessità di documentarsi, studiare ed apprendere nuove competenze.
Sono ormai 4 anni che svolgo la libera professione e non vorrei mai tornare al lavoro dipendente. L’autonomia e la piena gestione del proprio tempo e delle proprie attività professionali compensano ampiamente la latente precarietà implicita nel ruolo di consulente indipendente. Inoltre, la possibilità di interagire con realtà diverse e di lavorare in ambiti differenti fornisce un’accelerazione significativa alla propria esperienza professionale.
Avendo una buona rete di conoscenze - e un po’ di fortuna - non ho avuto difficoltà nel trovare clienti e progetti ma è stato proprio il “tasto dolente” della potenziale discontinuità del carico di lavoro a farmi considerare geniale l’idea della mia socia Assiya di fondare MyFashionManager.
Solo in Italia, ci sono oltre 82.000 aziende operanti nel settore della moda e le opportunità di collaborazione sono quasi infinite. Posso testimoniare personalmente che la strada della professione indipendente è percorribile e può offrire crescita e grande soddisfazione. Tramite MyFashionManager stiamo costituendo una community forte che renderà ancora più facile accedere ad opportunità interessanti in tutte le aree di business.
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